La verifica dei crediti nei procedimenti di prevenzione patrimoniale dopo la Riforma del Codice Antimafia

Di Graziella Luparello -

The credit’s protection in the capital prevention proceedings intersects, in terms of sources supranational issues, the question of the protection of property rights, deduced from established jurisprudence of the European Court of Human Rights, which adopts an extended concept of property or good, comprehensive – under certain conditions – of the credit right (ex multis, sentence of 5/10/2017, First Section, Mazzeo against Italy: “The Court recalls that a” credit “can constitute a” good “within the meaning of Article 1 of the Protocol n. 1 if it is sufficiently proved to be collectable “). Therefore, the national legislation on this point can not disavow the principles that govern the protection of the third, in general, with respect to an ablative provision, between that of the effectiveness of judicial protection, adopted at Community level (see Framework Decision) 2005/212/GAI of the Council of the European Union of 24 February 2005, concerning the confiscation of assets, instruments and proceeds of crime, which admits confiscation to the detriment of persons – even legal – with whom “the biased has the closest relations “, provided they” have effective legal means to protect their rights “cfr. Directive 2014/42/EU of the European Parliament and of the Council of 3 April 2014 on freezing and confiscation of capital goods and proceeds from crime in the European Union, according to which co fiscation “is without prejudice the rights of bona fide third parties “who, on the contrary,” may claim a right of ownership or other property rights […]), reaffirmed by the European Court of Human Rights, which legitimizes the prevention confiscation only if jurisdiction is given (for example, Decision of 26 June 2001, C. M. v. France, in Case 28078/95), as well as implemented by various international conventions (see the Strasbourg Convention of 8 November 1990 on the money laundering, research, seizure and confiscation of the proceeds of crime, ratified with Law n. 328/1993, which requires to each of the acceding States to adopt “any legislative or other measures that may be necessary to ensure that those who are affected by confiscation have effective legal means to protect them own rights “and the United Nations Convention against Transnational Organized Crime, concluded in Palermo on 12-15 December 2000, according to which “The interpretation of the provisions” on seizure and confiscation “Must not harm the rights of third parties in good faith”). Of this principle of effectiveness of judicial protection must, therefore, take into account the assessment of legitimacy – also pursuant to art. 117 of the Constitution – of the current legislation on the protection of the third creditor, which we are going to examine.

La tutela del credito nell’ambito dei procedimenti di prevenzione patrimoniali interseca, sul piano delle fonti sovranazionali, la questione della tutela del diritto di proprietà, come evincibile dalla consolidata giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che adotta un concetto esteso di proprietà o di bene, comprensivo – a determinate condizioni – del diritto di credito (ex multis, sentenza del 5/10/2017, Prima Sezione, Mazzeo contro Italia: “La Corte rammenta che un «credito» può costituire un «bene» ai sensi dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 se è sufficientemente provato per essere esigibile”). Pertanto, la disciplina nazionale sul punto non può disconoscere i principi che governano la tutela del terzo, in genere, rispetto ad un provvedimento ablatorio, tra i quali quello della effettività della tutela giurisdizionale, adottato in sede comunitaria (cfr. Decisione Quadro 2005/212/GAI del Consiglio dell’Unione Europea del 24 febbraio 2005, relativa alla confisca di beni, strumenti e proventi di reato, che ammette la confisca in danno delle persone – anche giuridiche – con cui “il prevenuto ha le relazioni più strette”, purché esse “dispongano di effettivi mezzi giuridici a tutela dei propri diritti”; cfr. Direttiva 2014/42/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 3 aprile 2014 relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato nell’Unione europea, secondo cui la confisca “non pregiudica i diritti dei terzi in buona fede”, i quali, anzi, “possono far valere un diritto di proprietà o altri diritti patrimoniali […]”), ribadito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che legittima la confisca di prevenzione solo se è data facoltà di ricorso giurisdizionale (per es. Decisione 26 giugno 2001, C.M. c. Francia, in causa 28078/95), nonché recepito da diverse convenzioni internazionali (vd. convenzione di Strasburgo dell’8 novembre 1990 sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, ratificata con la L. n. 328/1993, che impone a ciascuno degli Stati aderenti di adottare “tutte le misure legislative o di altra natura eventualmente necessarie ad assicurare che coloro che siano interessati dalla confisca dispongano di effettivi mezzi giuridici a tutela dei propri diritti”, e la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, conclusa a Palermo il 12-15 dicembre 2000, secondo cui “L’interpretazione delle disposizioni” su sequestro e confisca “non deve ledere i diritti dei terzi in buona fede”). Di tale principio di effettività della tutela giurisdizionale deve, pertanto, tenersi conto nella valutazione della legittimità – anche ex art. 117 Cost. – della normativa vigente sulla tutela del terzo creditore, che andiamo ad esaminare.