Dall’imputato al testimone: le variegate figure di dichiaranti e i rispettivi statuti (evoluzione normativa e diritto vivente)

Di Armando D’Alterio -

The Court of Cassation’s ruling, issued over a year ago (Cass. SSUU 26/03/2015, n. 33853) resolved prior and relevant contrasts in the ambits of Supreme Court case law, attested, by a strict interpretation, the legislation applicable to the jus tacendi of accused or investigated person for offenses linked “weakly” to the one actually tried (article 12 letter ce 371 co. 2 lett.b) and suggests now a summary of the current guidelines, a prerequisite for understanding the consequences, in unambiguous terms, of said ruling.

La sentenza della Corte di Cassazione, intercorsa poco più di un anno or sono (Cass. SSUU 26.3.2015, n. 33853) con la quale vengono risolti pregressi contrasti di giurisprudenza di legittimità, di notevole rilevanza, e sancita da un’interpretazione rigorosa della normativa applicabile con riferimento allo ius tacendi dell’imputato o indagato di reato connesso “debolmente” (art.12 lett c e 371 co. 2 lett. b), suggerisce un riepilogo della disciplina vigente, presupposto per comprendere a pieno le conseguenze dell’indirizzo ora sancito, in termini univoci, dalla Suprema Corte.

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