Incasso da gioco e prelievo erariale unico: il discrimine tra peculato e truffa nel rapporto concessorio

Di Antonino Mazza Laboccetta -

Il lavoro si propone di dimostrare che l’operazione interpretativa, fondata sull’assunto che il prelievo erariale unico è dovuto, ai sensi dell’art. 39-quater, comma 2, del menzionato decreto-legge n. 269 del 2003, «anche» sulle somme giocate tramite apparecchi e congegni privi del nulla osta previsto dall’art. 38, comma 5, della legge n. 388 del 2000, non è in grado di condurre alla conclusione che costituiscano ricavo di impresa pure le somme incassate dagli apparecchi di gioco lecito di cui all’art. 110, comma 6, del r.d. n. 773 del 1931. L’elemento di discrimine che differenzia le due ipotesi è il rapporto concessorio che caratterizza la seconda fattispecie e non la prima.

The work aims to demonstrate that the interpretative operation, based on the assumption that the single tax levy is due, pursuant to art. 39-quater, paragraph 2, of the aforementioned law-decree no. 269 of 2003, «also» on the amounts wagered through devices and devices without the authorization provided for by art. 38, paragraph 5, of law no. 388 of 2000, is unable to lead to the conclusion that the sums collected from the lawful gaming machines referred to in art. 110, paragraph 6, of the Royal Decree n. 773 of 1931. The discriminating element that differentiates the two hypotheses is the concessionary relationship that characterizes the second case and not the first.